Editti di Aśoka

Distribuzione degli editti di Ashoka.[1]
Editti di Aśoka I-XI a Shahbazgarhi (Peshawar), lungo la Via del Karakorum, ora Autostrada del Karakorum.

Gli editti di Aśhoka sono una raccolta di 33 iscrizioni presenti sui Pilastri di Aśoka, nonché su massi e pareti di caverne, fatte dall'imperatore Aśoka della dinastia Maurya durante il suo regno dal 269 a.C. al 231 a.C. Queste iscrizioni sono disperse in tutte le aree degli odierni Bangladesh, India, Nepal e Pakistan e rappresentano le prime prove tangibili del Buddismo. Gli editti descrivono in dettaglio la prima ampia espansione del Buddismo attraverso la promozione di uno dei più potenti re della storia indiana. Secondo gli editti, la diffusione del proselitismo buddista durante questo periodo arrivò fino al Mediterraneo, e furono creati molti monumenti buddisti.

Caratteristiche

Queste iscrizioni proclamano le credenze di Aśoka nel concetto buddista di dharma e i suoi sforzi per svilupparlo durante tutto il suo regno. Sebbene siano menzionati il Buddismo e Buddha, gli editti si focalizzano su precetti sociali e morali, piuttosto che su specifiche pratiche religiose o sulla dimensione filosofica del Buddismo.

In queste iscrizioni, Aśoka si riferisce a sé stesso come "Prediletto degli Dei" e "Re Priya-darshi." L'identificazione di Re Priya-darshi con Aśoka fu confermata da un'iscrizione scoperta nel 1915 da C. Beadon, un ingegnere minerario aurifero britannico, a Maski, un villaggio nel distretto di Raichur del Karnataka. Un altro editto minore su roccia si trova nel villaggio di Gujarra nel distretto di Datia del Madhya Pradesh. Questo mostra anche il nome "Asoka" in aggiunta al solito "Devanam Piyadasi". Le iscrizioni trovate nella parte orientale dell'India erano scritte nella lingua magadhi, usando la scrittura brahmi. Nella parte occidentale dell'India, la lingua usata è più vicina al sanscrito, utilizzando la scrittura kharoshthi; vi è un estratto dell'editto 13 in lingua greca un editto bilingue scritto in greco e in aramaico. Questi editti furono decifrati dall'archeologo e storico britannico James Prinsep.

Le iscrizioni ruotano intorno a pochi temi ricorrenti: la conversione di Aśoka al Buddismo, la descrizione dei suoi sforzi per diffondere il Buddismo, i suoi precetti morali e religiosi, il suo programma per il benessere sociale e animale e la tolleranza.

«Sua Maestà il re santo e grazioso rispetta tutte le confessioni religiose, ma desidera che gli adepti di ciascuna di esse si astengano dal denigrarsi a vicenda. Tutte le confessioni religiose vanno rispettate per una ragione o per l'altra. Chi disprezza l'altrui credo, abbassa il proprio credendo d'esaltarlo.»

(XII editto di Aśoka)

La conversione di Aśoka

L'editto di Aśoka a Maski, distretto di Raichur, Karnataka. Questo editto confermò il nome Asoka per "Devanampiya Piadassi".
Editto di Aśoka a Gujarra, Madhya Pradesh.

Aśoka spiega di essersi convertito al Buddismo a causa del rimorso per la sua conquista dei Kalinga intorno al 261 a.C. nell'India orientale (vicino all'attuale stato di Orissa):

«Il Prediletto degli Dei, Re Piyadasi, conquistò i Kalinga otto anni dopo la sua incoronazione. Centocinquantamila furono deportati, centomila furono uccisi e molti altri morirono (per altre cause). Dopo che i Kalinga erano stati conquistati, il Prediletto degli Dei giunse a sentire una forte inclinazione verso il Dhamma, un amore per il Dhamma e per essere istruito nel Dhamma. Ora il Prediletto degli Dei sentiva un profondo rimorso per aver conquistato i Kalinga.»

(Editto su roccia N. 13 (S. Dhammika))

Dopo la sua conversione, Aśoka viaggiò in tutta l'India e visitò le località sacre buddiste, dove avrebbe normalmente eretto un pilastro recante le sue iscrizioni:

«Venti anni dopo la sua incoronazione, il Prediletto degli Dei, Re Piyadasi, visitò questo luogo e lo venerò perché qui nacque Buddha, il saggio dei Sakya. Fece montare una figura di pietra e un pilastro e poiché il Signore nacque qui, il villaggio di Lumbini in Nepal fu esentato dalle tasse e richiesto di pagare soltanto un ottavo del raccolto.»

(Editto minore su pilastro N. 1 (S. Dhammika))

Il proselitismo di Aśoka

Allo scopo di propagandare la fede buddista, Aśoka spiega di aver mandato emissari ai re ellenistici fino al Mediterraneo, e a popoli in tutta l'India, asserendo che come risultato si erano tutti convertiti al Dharma. Nomina i sovrani greci del tempo, eredi della conquista di Alessandro Magno, dalla Battria fino alla Grecia e al Nordafrica, mostrando una comprensione sorprendentemente chiara della situazione politica del tempo.

Proselitismo fuori dell'India

Il proselitismo all'epoca di re Aśoka (260-218 a.C.)

«Ora è la conquista da parte del Dhamma che il Prediletto degli Dei considera la migliore conquista. E la [conquista da parte del Dhamma] è stata vinta qui, sulle frontiere, perfino a seicento yojanas di distanza, dove governa il re greco Antioco, oltre là dove governano i quattro re chiamati Tolomeo, Antigono, Maga e Alessandro, così pure al sud tra i Chola, i Pandya, e fino a Tamraparni.»

(Editto su roccia N. 13 (S. Dhammika))

La distanza di 600 yojanas corrisponde alla distanza tra il centro dell'India e la Grecia, grosso modo 4.000 miglia.

Nell'originale gandhari, Antioco è menzionato come "Amtiyoko nama Yona-raja" (lett. "Il re greco con il nome di Antiokos"), oltre il quale vengono gli altri quattro re: "param ca tena Atiyokena cature 4 rajani Turamaye nama Amtikini nama Maka nama Alikasudaro nama" (lett. "E oltre ad Antioco, quattro re col nome di Tolomeo, di Antigono, di Maga, di Alessandro"[2].

Non è chiaro nelle registrazioni elleniche se questi emissari furono effettivamente ricevuti o se ebbero qualche influenza sul mondo ellenico. Alcuni studiosi, tuttavia, sottolineano la presenza di comunità buddiste nel mondo ellenistico di quel tempo, in particolare ad Alessandria d'Egitto (menzionata da Clemente Alessandrino). L'ordine monastico precristiano dei Terapeuti potrebbe aver tratto ispirazione per il suo stile di vita ascetico dal contatto con il monachesimo buddista, sebbene il fondamento e le Scritture fossero ebraiche. Ad Alessandria sono state trovate anche lapidi buddiste del periodo tolemaico, decorate con raffigurazioni della Ruota della Legge[3]. Commentando la presenza di Buddisti ad Alessandria, alcuni studiosi hanno perfino sottolineato che "Fu più tardi in questo stesso luogo che furono fondati alcuni dei più attivi centri della Cristianità" (R. Linssen, op. cit.).

Il proselitismo di Aśoka si espanse anche al sud del subcontinente indiano:

  • I Chola e i Pandya erano popoli indiani meridionali che vivevano fuori dell'impero di Aśoka.
  • Tamraparni (successivamente per i Romani Taprobane) è il vecchio nome dello Sri Lanka. Tamraparniya è anche il nome della scuola buddista Theravada dello Sri Lanka.

Proselitismo all'interno dei territori di Aśoka

Dentro l'India vera e propria, nel regno di Aśoka, molte diverse popolazione furono oggetto del proselitismo del re:

«Qui nel dominio del re tra i Greci, i Kamboja, i Nabhaka, i Nabhapamkit, i Bhoja, i Pitinikas, gli Andhra e i Palida, dappertutto la gente sta seguendo i precetti sul Dhamma del Prediletto degli Dei.»

(Editto su roccia N. 13 (S. Dhammika))

Comunità greche

Comunità greche vivevano nel sudovest dell'impero Maurya, nella regione del Pakistan, segnatamente nell'antica Gandhara vicino alla capitale pachistana di Islamabad, e nell'Afghanistan meridionale nella regione di Gedrosia, seguendo la conquista e gli sforzi di colonizzazione compiuti intorno al 323 a.C. da Alessandro Magno. Sembra perciò che queste comunità siano state ancora significative durante il regno di Aśoka. Una menzione notevole riferisce aspetti della società greca:

«Non c'è alcun paese, eccetto che tra i Greci, dove non si trovano questi due gruppi, i Brahmini e gli asceti, e non c'è alcun paese dove la gente non sia devota a una o a un'altra religione.»

(Editto su roccia N. 13 (S. Dhammika))

Iscrizioni bilingue (greco e aramaico) del re Aśoka, da Kandahar. Museo di Kabul.

Sono stati trovati due editti in Afghanistan con iscrizioni greche, uno di questi essendo un editto bilingue in greco e in aramaico. Questo editto, trovato a Kandahar, propugna l'adozione della "Pietà" (usando il termine greco Eusebeia per Dharma) alla comunità greca:

«Dieci anni (di regno) essendosi compiuti, re
Piodasses [uno dei titoli di Aśoka: Piyadassi o Priyadarsi, "Colui che è il prediletto degli Dei e che guarda
tutti con affetto"] fece conoscere (la dottrina della)
Pietà (greco: Εὐσέβεια, Eysébeia) agli uomini; e da questo momento egli ha reso
gli uomini più pii, e tutto prospera da un capo all'altro
del mondo interno. E il re si astiene (dall'uccidere)
gli esseri viventi, e gli altri uomini e coloro che (sono)
cacciatori e pescatori del re hanno desistito
dal cacciare. E se alcuni (erano) intemperati,
hanno cessato dalla loro intemperanza come era in loro potere; e obbedienti al loro padre e alla loro madre e
agli anziani, in opposizione al passato anche in futuro,
agendo così in ogni occasione, essi vivranno meglio
e più felicemente.»

(Trad. di G. Pugliese Carratelli[4])

Altre comunità

  • I Kamboja sono un popolo di origine centroasiatica che si erano stabiliti dapprima in Arachosia e Drangiana (odierno Afghanistan meridionale), e poi nel subcontinente indiano nordoccidentale in Sindhu, Gujarat e Sauvira.
  • I Nabhaka, i Nabhapamkit, i Bhoja, i Pitinika, gli Andhra e i Palida sono altri popoli sotto il dominio di Aśoka.

Precetti morali

Frammento degli Editti di Aśoka del 6º Pilastro (238 a.C.), in brahmi, arenaria. British Museum.

Il Dharma predicato da Aśoka è spiegato principalmente in termini di precetti morali, basati sul compimento di buone azioni, sul rispetto per gli altri, sulla generosità e sulla purezza.

Comportamento corretto

«Il Dharma è buono, ma che cosa costituisce il Dharma? (Esso comprende) poco male, molto bene, gentilezza, generosità, sincerità e purezza.»

(Editto su pilastro N. 2 (S. Dharmika))

«E le nobili azioni del Dharma e la pratica del Dharma consistono nel far crescere la gentilezza, la generosità, la sincerità, la purezza, la dolcezza e la bontà tra le persone.»

(Editto su pilastro N. 7 (S. Dharmika))

Benevolenza

Il Dharma di Aśoka implicava anche di usare il proprio potere per cercare di rendere migliore la vita del proprio popolo e di cambiare il modo in cui il popolo stesso pensava e viveva.

Gentilezza verso i prigionieri

Aśoka mostrò grande attenzione all'equità nell'esercizio della giustizia, cautela e tolleranza nell'applicazione delle sentenze e perdonò regolarmente i prigionieri.

«È mio desiderio che ci sia uniformità nella legge e uniformità nelle sentenze. Arrivo perfino a questo, di concedere un permesso di tre giorni per coloro che sono in prigione e che sono stati processati e condannati a morte. Durante questo tempo i loro parenti possono fare appello per far risparmiare le vite dei prigionieri. Se non c'è nessuno a cui fare appello per loro conto, i prigionieri possono offrire doni al fine di acquistare meriti per l'aldilà, od osservare digiuni.»

(Editto su pilastro N. 4 (S. Dhammika))

«Nei ventisei anni dalla mia incoronazione è stata data l'amnistia in venticinque occasioni.»

(Editto del Pilastro N. 5 (S. Dhammika))

Rispetto per la vita animale

L'impero Maurya fu il primo impero indiano a unificare il paese ed ebbe una politica chiara di sfruttamento oltre che di tutela delle risorse naturali con specifici ufficiali incaricati di compiti di protezione. Quando Aśoka abbracciò il Buddismo nell'ultima parte del suo regno, determinò significativi cambiamenti nel suo stile di governo, che comprendeva il fornire protezione alla fauna, e abbandonò perfino la caccia reale. Fu forse il primo sovrano della storia a perorare misure di conservazione per la natura e degli animali. Riferimenti a queste misure possono vedersi nelle iscrizioni degli editti di pietra.[5]

«Ventisei anni dopo la mia incoronazione vari animali furono dichiarati da proteggere – pappagalli, maina, aruna, oche rosse, anatre selvatiche, nandimukha, gelata, pipistrelli, formiche regine, tartarughe d'acqua dolce, pesci senza spine, vedareyaka, gangapuputaka, pesci, tartarughe[6], porcospini, scoiattoli, cervi, tori, okapinda, asini selvatici, piccioni selvatici, piccioni domestici e tutte le creature a quattro zampe che non sono né utili né commestibili. Quelle capre, pecore e scrofe che hanno dei piccoli o danno latte ai loro piccoli sono protette, e anche quelle con meno di sei mesi. I galli non devono essere trasformati in capponi, le stoppie che nascondono esseri viventi non devono essere bruciate e neanche le foreste devono essere bruciate senza ragione o per uccidere delle creature. Un animale non deve essere nutrito con un altro.»

(Editto sul 5º Pilastro[7])

Gli editti proclamano anche che molti seguirono l'esempio del re nel rinunciare al massacro degli animali; uno di essi orgogliosamente afferma:

«Il nostro re uccise pochissimi animali.»

(Editto sul 5º Pilastro[5])

Aśoka perorò una restrizione sul numero di animali che dovevano essere uccisi per consumo, ne protesse alcuni, e in generale condannò gli atti violenti contro gli animali, come la castrazione.

Tuttavia, gli editti di Aśoka riflettono più il desiderio dei sovrani che eventi effettivi; la menzione di una multa di 100 panas (monete) per il bracconaggio dei cervi nelle riserve di caccia reali mostra che i trasgressori esistevano realmente. Le restrizioni legali confliggevano con le pratiche allora liberamente esercitate dalla gente comune per quanto riguarda la caccia, l'abbattimento degli alberi, la pesca e l'appiccamento di incendi nelle foreste.[5] Benessere sociale e animale erano comunque strettamente legati nella visione del re.

Precetti religiosi

Buddismo

L'Editto di Aśoka a Gujarra (Madhya Pradesh).

Oltre a diffondere le virtù morali del Buddismo, Aśoka insistette anche affinché la parola del Buddha fosse letta e seguita, in particolare nei circoli monastici (i Sangha):

«Piyadasi, Re di Magadha, salutando i Sangha e augurando loro buona salute e felicità, così parla: Voi sapete, reverendi signori, quanto è grande la mia fede nel Buddha, nel Dhamma e nel Sangha. Qualunque cosa, reverendi signori, sia stata detta dal Signore Buddha, tutto ciò è ben detto.»

(Editto minore su roccia N. 3 (S. Dhammika))

«Questi testi del Dhamma – Estratti dalla Disciplina, la Via Nobile della Vita, le Paure A Venire, il Poema sul Saggio Silenzioso, il Discorso sulla Vita Pura, Le Domande di Upatisa e il Consiglio a Rahula che fu pronunciato dal Buddha riguardo alla falsa parola – questi testi del Dhamma, reverendi signori, io desidero che tutti i monaci e le monache possano ascoltarli e ricordarli costantemente. Parimenti i laici e le laiche.»

(Editto minore su roccia N. 3 (S. Dhammika))

Credenza nell'altro mondo

«Si trae beneficio in questo mondo e si acquista grande merito nell'altro dando il dono del Dhamma.»

(Editto su roccia N. 11 (S. Dhammika))

«La felicità in questo mondo e nell'altro è difficile da ottenere senza molto amore per il Dhamma, molta introspezione, molto rispetto, molta paura (del male) e molto entusiasmo.»

(Editto su pilastro N. 1 (S. Dhammika))

Scambi religiosi

Lungi dall'essere settario, Aśoka, sulla base di una credenza che tutte le religioni condividevano un'essenza comune, positiva, incoraggiò la tolleranza e la comprensione delle altre religioni.

«Tutte le religioni dovrebbero risiedere ovunque, perché tutte desiderano l'autocontrollo e la purezza di cuore.»

(Editto su roccia N. 7 (S. Dhammika))

«Qui (nei miei domini) nessun essere vivente deve essere massacrato od offerto in sacrificio.»

(Editto su roccia N. 1 (S. Dhammika))

«Il contatto (tra le religioni) è buono. Si dovrebbero ascoltare e rispettare le dottrine professate da altri. Il Prediletto degli Dei, Re Piyadasi, desidera che tutti siamo ben istruiti nelle buone dottrine di altre religioni. (...) Sua Maestà il re santo e grazioso rispetta tutte le confessioni religiose, ma desidera che gli adepti di ciascuna di esse si astengano dal denigrarsi a vicenda. Tutte le confessioni religiose vanno rispettate per una ragione o per l'altra. Chi disprezza l'altrui credo, abbassa il proprio credendo d'esaltarlo.»

(Editto su roccia N. 12 (S. Dhammika))

Benessere sociale e animale

Secondo gli editti, Aśoka si prese grande cura del benessere dei suoi sudditi (esseri umani e animali) e di quelli oltre i suoi confini, diffondendo l'uso di trattamenti medicinali, migliorando le infrastrutture lungo le strade per viaggi più comodi e istituendo "ufficiali della fede" in tutti i suoi territori per controllare il benessere della popolazione e la propagazione del Dharma.

Trattamenti medicinali

«Dovunque all'interno dei domini del Prediletto degli Dei, Re Piyadasi, e tra i popoli oltre i confini, i Chola, i Pandya, i Satiyaputra, i Keralaputra, fino a Tamraparni e dove governa il re greco Antioco, e tra i re che sono vicini di Antioco, dovunque il Prediletto degli Dei, Re Piyadasi, fece provvista di due tipi trattamento medicinale: trattamento medicinale per gli esseri umani e trattamento medicinale per gli animali. Dovunque erbe medicinali adatte agli esseri umani o animali non siano disponibili, io le ho fatte importare e crescere. Dovunque radici o frutti medicinali non siano disponibili io li ho fatti importare e crescere. Lungo le strade ho fatto scavare pozzi e piantare alberi a beneficio di esseri umani e animali.»

(Editto su roccia N. 2 (S. Dhammika))

Infrastrutture lungo le strade

«Lungo le strade ho fatto piantare alberi di baniano, così che possono riparare animali e uomini, e ho fatto piantare boschetti di mango. A intervalli di otto //krosas//, ho fatto scavare pozzi, costruire case di riposo e, in vari luoghi, ho fatto fare abbeveratoi per l'uso di animali e uomini. Ma queste sono solo realizzazioni minori. Cose tali per rendere le persone felici sono state fatte da re precedenti. Io ho fatto queste cose per questo scopo, che le persone potessero praticare il Dhamma.»

(Editto su pilastro N. 7 (S. Dhammika))

Ufficiali della fede

«In passato non c'erano Dhamma Mahamatra ma tali ufficiali furono nominati da me tredici anni dopo la mia incoronazione. Ora lavorano fra tutte le religioni per l'affermazione del Dhamma, per la promozione del Dhamma e per il benessere e la felicità di tutti coloro che devoti al Dhamma. Essi lavorano tra i Greci, i Kamboja, i Gandhara, i Rastrika, i Pitinikas e altri popoli sui confini occidentali. Lavorano tra soldati, capi, brahmini, capifamiglia, poveri, anziani e coloro che sono devoti al Dhamma – per il loro benessere e la loro felicità – così che possano essere liberi.»

(Editto su roccia N. 5 (S. Dhammika))

Iscrizioni

Calchi degli Editti di Girnar

Un calco è un'impronta dell'iscrizione su una faccia rocciosa. Questa si può ottenere premendo la carta bagnata sulla faccia della roccia. Calchi degli editti aśokani furono preparati dall'ASI per la loro pubblicazione in un Corpus revisionato.[8]

Le seguenti cinque immagini sono calchi degli Editti su roccia di Girnar. Un confronto con le riproduzioni di Cunningham (vedi sopra) mostra che le sue copie degli editti di Girnar non sono fedeli ai caratteri brahmi incisi. Una nota che descrive alcune delle differenze si può vedere qui.[9] Due fotografie digitali della metà destra della roccia si possono vedere in quella nota come pure nella pagina su Internet del loro autore.[10]

Note

  1. ^ Tratta da Burjor Avari, India: The Ancient Past. A History of the Indian Sub-Continent from c. 7000 BC to 1200 AD, Routledge, 2007, p. 113. ISBN 978-0415356152
  2. ^ Originale in gandhari dell'Editto N. 13 ("Re greci": paragrafo 9): testo Archiviato il 21 maggio 2011 in Internet Archive..
  3. ^ William Woodthorpe Tarn, The Greeks in Bactria and India, Cambridge University Press, 2010. ISBN 978-1108009416.
  4. ^ Si veda l'articolo Mauryans & Graeco-Bactrians Archiviato il 5 ottobre 2012 in Internet Archive. su www.afghanwiki.com.
  5. ^ a b c Mahesh Rangarajan, India's Wildlife History: An Introduction, Permanent Black, 2001, p. 8. ISBN 978-8178240114.
  6. ^ Intende testuggini o tartarughe di terra, e/o tartarughe marine
  7. ^ L'identificazione di alcuni animali è congetturale o incerta
  8. ^ E. Hultzsch, Corpus Inscriptionum Indicarum – Volume 1: Inscriptions of Asoka, 1925.
  9. ^ Jignashi
  10. ^ Copia archiviata, su ghumakkar.com. URL consultato il 9 aprile 2019 (archiviato dall'url originale il 23 maggio 2012).

Bibliografia

  • Giovanni Pugliese Carratelli (a cura di), Gli editti di Aśoka, Adelphi, 2003. ISBN 978-8845917486
  • Ven. S. Dhammika, The Edicts of King Asoka: An English Rendering, The Wheel Publication No. 386/387, Buddhist Publication Society, 1998. ISBN 978-9552401046
  • Robert Linssen, Zen living, Grove Press, 1994. ISBN 978-0802131362
Ulteriori letture
  • Upinder Singh, Chapter 7: Power and Piety: The Maurya Empire, c. 324-187 BCE, in A History of Ancient and Early Medieval India: From the Stone Age to the 12th Century, Nuova Delhi, Pearson Education, 2008, ISBN 978-81-317-1677-9.

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Collegamenti esterni

  • (EN) The Edicts of King Ashoka (full text, electronic edition offered for free distribution), su cs.colostate.edu.
  • (EN) The Edicts of King Ashoka] in Access to Insight, su accesstoinsight.org. URL consultato il 30 novembre 2017 (archiviato dall'url originale il 27 luglio 2005).
  • (EN) Edicts in original Gandhari, su gandhari.org.
  • (EN) King Asoka and Buddhism. Historical and Literary studies (PDF), su buddhanet.net. URL consultato il 28 aprile 2013 (archiviato dall'url originale il 23 settembre 2012).
  • (EN) Inscriptions of India – Complete listing of historical inscriptions from Indian temples and monuments, su inscriptions.whatisindia.com.
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